Può il sapore di un alimento essere protetto dalla legge sul diritto d’autore?

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A rispondere alla questione è la Corte di Giustizia dell’UE che, con la sentenza del 13 novembre 2018 (C-310/2017), ha soddisfatto la domanda postale dai giudici della Corte d’Appello di Arnhem-Leeuwarden, Paesi Bassi, in relazione al sapore di un formaggio di cui l’azienda produttrice intendeva vantare un’esclusiva contro una concorrente, sostenendo che il gusto del suo formaggio fosse un’opera d’ingegno e come tale proteggibile attraverso le norme sul diritto d’autore.

Secondo l’impresa produttrice del formaggio, il sapore di un alimento può essere qualificato come opera al pari di qualunque letteraria, scientifica o artistica protetta dal diritto d’autore e, a sostegno delle sue ragioni, richiamava, per analogia, la sentenza del 16 giugno 2006 dello Hoge Raad der Nederlanden (Corte suprema dei Paesi Bassi), Lancôme (NL:HR:2006:AU8940), in cui i giudici avevno ammesso, in linea di principio, la possibilità di riconoscere un diritto d’autore sull’odore di un profumo.

A parere della concorrente, invece, il sapore non è proteggibile dalla legge sul diritto d’autore, in quanto esso non può farsi rientrare tra le opere d’ingegno. Per sostenere le sue ragioni, la concorrente riteneva che l’instabilità di un alimento e il carattere soggettivo della percezione gustativa impedirebbero di qualificare il sapore di un alimento come opera protetta dal diritto d’autore. Inoltre, sarebbe impossibile applicare ai sapori i diritti esclusivi dell’autore di un’opera di proprietà intellettuale e i limiti cui tali diritti sono soggetti.

Secondo la CGUE, la questione ruota attorno al concetto di opera per come intesa dalla direttiva 2001/29 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, che disciplina il diritto d’autore all’interno dell’Unione Europea. Dunque, nel caso di specie, il problema è comprendere se il sapore di un alimento possa essere considerato un’opera d’ingegno ai sensi della direttiva summenzionata.

Perché un oggetto, continuano i giudici europei, possa essere qualificato come opera d’ingegno è necessario che ricorrano cumulativamente due requisiti. Da un lato deve trattarsi di un oggetto originale, ovvero deve esprimere il modo personale in cui il suo autore ha interpretato qualcosa e deve trattarsi di una espressione della creazione intellettuale, nel senso che l’opera deve presentarsi come esternata nella realtà (quindi venire ad esistenza).

Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, della Convenzione di Berna, che l’Europa, è chiamata a rispettare pur non essendone parte, le opere letterarie ed artistiche comprendono tutte le produzioni nel campo letterario, scientifico e artistico, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione, mentre a norma dell’articolo 2 del Trattato dell’OMPI sul diritto d’autore e dell’articolo 9, paragrafo 2, dell’Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, le opere sono le espressioni e non le idee, i procedimenti, i metodi di funzionamento o i concetti matematici in quanto tali a poter essere protetti in virtù del diritto d’autore.

Premesso ciò, la nozione di «opera» di cui alla direttiva 2001/29 implica necessariamente che l’oggetto della tutela sia reso espressamente riconoscibile in maniera precisa e obiettiva, quand’anche tale espressione non fosse necessariamente permanente. Occorre dunque, dicono i giudici, evitare nella qualificazione di un’opera d’ingegno qualsiasi elemento soggettivo, in quanto esso inciderebbe negativamente sulla certezza del diritto.

Gli elementi di precisione e obiettività però mancano nel sapore di un alimento in quanto, a differenza, ad esempio, di un’opera letteraria, pittorica, cinematografica o musicale, le quali costituiscono un’espressione precisa e obiettiva, l’identificazione del sapore di un alimento si basa essenzialmente su sensazioni ed esperienze gustative soggettive e variabili, in quanto dipendono, in particolare, da fattori connessi alla persona che assapora il prodotto in esame, come la sua età, le sue preferenze alimentari e le sue abitudini di consumo, nonché l’ambiente o il contesto in cui tale prodotto viene assaggiato. Tra l’altro, allo attuale stato della scienza, non è possibile, identificare in modo preciso e obiettivo il sapore di un alimento, per consentire di distinguerlo dal sapore di altri prodotti dello stesso tipo.

Il sapore dunque non può rientrare tra le opere d’ingegno e non può essere protetto pertanto dalla legge sul diritto d’autore.

 

Annalisa Spedicato – Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy

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Autore Avvocato Spedicato IP ICT Privacy

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