Deve sempre riconoscersi il diritto di paternità all’autore del progetto di architettura preliminare poiché ha una sua autonomia creativa

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La Corte di Cassazione con l’ordinanza 15158 dell’11 giugno 2018 si è pronunciata in materia di riconoscimento del diritto di paternità relativo al progetto preliminare di un’opera architettonica, statuendo un interessante principio di diritto.

La questione era sorta perché il nome dell’ architetto, che si era occupato della realizzazione del progetto preliminare relativo ad un’opera pubblica, in seguito modificato, non era stato menzionato, tra gli autori del progetto finale, sul sito web, nelle brochure e in occasione degli eventi di presentazione. I giudici di merito avevano dato torto all’architetto, ritenendo che, essendo il progetto preliminare completamente rielaborato e inglobato nel progetto definitivo da un secondo professionista, non vi sarebbe stata ragione di indicare a corredo della riproduzione del progetto preliminare, presentato accanto al definitivo il nome del primo autore, mentre era legittimo riportare come progettista dell’intera opera il solo autore del progetto definitivo, stante il fatto che il preliminare era già stato esposto da solo in altra occasione, in cui l’autore era stato adeguatamente menzionato.

La Cassazione, nella sua pronuncia, ha premesso che la legge n.633/1941 (diritto di autore) tutela all’art.2, comma 1, n.5, i disegni e le opere dell’architettura, riconoscendo autonoma rilevanza sia alla fase progettuale (i disegni) che a quella esecutiva (le opere) e sebbene stabilisca che in relazione ai progetti di architettura esista una deroga in ragione della specificità di tali opere per le quali è previsto che l’autore non possa opporsi alle modificazioni che si rendano necessarie nel corso della realizzazione (art.20, comma 2, legge cit.), proprio la stessa previsione espressamente implica che l’evoluzione progettuale funzionale alla realizzazione dell’opera architettonica (peraltro fisiologica, attesa la notoria esigenza di molteplici passaggi progettuali ed esecutivi) non possa pregiudicare il diritto di rivendicare la paternità dell’opera o di invocare la tutela del diritto di autore da parte del progettista, atteso il carattere creativo che connota il suo lavoro. La specificità dell’attività progettuale è evidenziata dall’art.93 del d.lgs. n.163/2006, riferito alla materia dei lavori pubblici, che precisa come la progettazione si articoli in tre livelli di successivi approfondimenti tecnici, “preliminare”, “definitiva” ed “esecutiva” ed illustra anche gli elementi distintivi tra i diversi progetti, stabilendo che, sia pure essi siano funzionalmente collegati, non costituiscono fasi o stadi di un unico progetto e conservano la loro autonomia.

Sulla base del quadro normativo delineato, la Cassazione ha dichiarato l’errore della Corte d’appello, chiarendo che «In tema di diritto di autore il progetto architettonico preliminare che si connoti come opera dell’ingegno, in quanto frutto di creatività ed assistito da novità ed originalità, anche se trasfuso nel progetto definitivo, conserva il diritto ad essere tutelato quando venga utilizzato autonomamente, anche a fini espositivi».

Annalisa Spedicato – Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy

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Autore Avvocato Spedicato IP ICT Privacy

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