Violazione di diritti d’autore a mezzo reti Wi-Fi. Il fornitore del servizio di rete può essere ritenuto responsabile indiretto dell’illecito?

responsabilita del fornitore di rete wifi

Secondo l’Avvocato Generale della CGUE, il gestore di un negozio, bar o albergo che offre la propria rete Wi-Fi gratuitamente al pubblico, non risponde delle violazioni di diritto d’autore perpetrate con l’uso della sua rete[1].

Il gestore di un negozio di attrezzature tecniche di Monaco di Baviera offriva gratuitamente ai suoi clienti il servizio di accesso a Internet mediante rete Wi-Fi.

Nel 2010, un’opera musicale, della quale la Sony detiene i diritti d’autore, veniva illecitamente scaricata da quella rete Wi-Fi. La Sony citava in giudizio il gestore della rete. Il giudice nazionale, pur avendolo ritenenuto responsabile indirettamente della violazione suddetta, in quanto la sua rete era priva di protezione (il pubblico poteva avervi accesso senza password), adiva la CGUE per accertare se le disposizioni della direttiva sul commercio elettronico (n. 2000/31/CE) fossero contrarie ad una simile responsabilità indiretta.

La direttiva n. 31, infatti, pone dei limiti alla responsabilità degli intermediari nei servizi della società dell’informazione che si occupano del semplice trasporto delle informazioni (attività di mere conduit). Questa limitazione di responsabilità, tuttavia, permane solo quando il prestatore dei servizi non abbia un ruolo attivo nella trasmissione delle informazioni mediante la sua rete.

In sostanza, perché agisca tale limitazione di responsabilità, devono essere soddisfatte contemporaneamente tre condizioni:

  1. il prestatore non deve dare origine alla trasmissione;
  1. non deve selezionare il destinatario della trasmissione;
  1. non deve selezionare né modificare le informazioni trasmesse.

 

L’avvocato generale, nelle sue conclusioni del 16 Marzo 2016, ha ritenuto che le disposizioni di cui alla direttiva n. 31, che prevedono tale limitazione di responsabilità, in favore dei prestatori di servizi della società dell’informazione che consentono l’accesso alla rete svolgendo attività di mere conduit (art. 14 Direttiva n. 2000/31/CE), si applichino anche ad un soggetto che gestisce in via secondaria rispetto alla propria attività principale, una rete Wi-Fi aperta gratuitamente al pubblico.

Applicando, dunque, le regole della direttiva, l’avvocato generale ha concluso che non esiste in capo al prestatore di servizio di una rete Wi-Fi, che non abbia un ruolo attivo nella trasmissione delle informazioni, un obbligo generale di sorveglianza sui contenuti che transitano attraverso la sua rete (art. 17 direttiva n. 2000/31).

Di conseguenza, secondo l’avvocato generale, sulla base di tale limitazione di responsabilità, il prestatore non può essere obbligato a corrispondere il risarcimento del danno, le spese di diffida e quelle sostenute in relazione alla violazione dei diritti d’autore commessa da un soggetto terzo che ha usufruito del suo servizio.

In capo al fornitore di rete Wi-Fi che svolga un ruolo tecnico, passivo e automatico rispetto ai contenuti che transitano sulla sua rete, sussiste tuttavia un obbligo di intervento successivo, pertanto, egli, avendo avuto conoscenza della violazione, deve agire prontamente per evitare il perpetrarsi degli effetti, disabilitando l’accesso alla rete e/o conformandosi alle disposizioni dell’autorità amministrativa o giudiziaria.

L’autorità giudiziaria può adottare nei suoi confronti provvedimenti inibitori adeguati, che consentano di porre fine alla violazione o prevenirla, tali provvedimenti non devono tuttavia contenere un obbligo generale di controllo, ma devono garantire che venga mantenuto un corretto equilibrio tra libertà d’impresa, libertà di espressione e protezione dei diritti di proprietà intellettuale, cui il prestatore è tenuto a conformarsi.

Ad ogni modo, l’avvocato generale precisa che una misura inibitoria, a carico di un soggetto che gestisce una rete Wi-Fi aperta al pubblico, non può contenere l’ordine di disattivare la connessione a Internet o proteggerla con password, o ancora di verificare tutte le informazioni trasmesse mediante la sua rete, per evitare che un’opera venga nuovamente trasmessa illegalmente. Una misura simile sarebbe in contrasto con la direttiva 2000/31 e non rispetterebbe il giusto equilibrio tra i diritti interessati (diritto della proprietà intellettuale, da un lato, diritto alla libertà d’impresa e libertà di espressione, dall’altro).

In altri termini, imporre un obbligo generale ad adottare misure protettive su una rete Wi-Fi come strumenti di protezione del diritto d’autore, determinerebbe una situazione sfavorevole per la società nel suo insieme.

Queste le conclusioni dell’avvocato generale. Ad ogni buon conto, la CGUE potrebbe anche decidere diversamente.

 

Annalisa Spedicato – Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy

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[1] Caso C- 484/2014. Conclusioni dell’Avvocato Generale del 16 Marzo 2016: http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d0f130d55970daee564b4a22978d95e8db40a8c3.e34KaxiLc3eQc40LaxqMbN4OchiLe0?text=&docid=175130&pageIndex=0&doclang=EN&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=369679

Autore Annalisa Spedicato

Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy