Videocamere e clienti nei negozi: errori nel posizionare i cartelli recanti l’informativa per le riprese. Scatta la sanzione

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A seguito di un accertamento effettuato nel 2009 dai NAS dei Carabinieri in un negozio, si appurava che il legale rappresentante del negozio (nello specifico una farmacia, ma la medesima situazione può verificarsi per qualsiasi locale commerciale) aveva omesso di informare gli utenti della presenza di telecamere posizionate all’esterno degli edifici dei locali con videosorveglianza dell’ingresso principale. Nello specifico era presente un solo cartello informativo, posizionato su una parete interna del negozio.

Il Garante della Privacy commina al negozio una sanzione pecuniaria del valore di 2.400, 00 euro per violazione dell’art. 13 del Codice Privacy (che disciplina l’informativa obbligatoria da dare all’interessato). A motivo della sanzione, chiariva il Garante che, secondo quanto previsto dal suo provvedimento in materia di videosorveglianza dell’8 Aprile 2010, l’interessato deve essere previamente informato che sta per accedere in una zona videosorvegliata, pertanto l’informativa deve essere collocata prima del raggio d’azione della telecamera ed essere ben visibile agli occhi degli utenti.

Il Tribunale di primo grado aveva rigettato la sanzione del Garante, in quanto all’epoca dell’accertamento vigeva ancora il provvedimento generale del Garante del 2004 in materia di videosorveglianza, secondo cui “gli interessati devono essere informati che stanno per accedere o che si trovano in un’area videosorvegliata”, solo successivamente con il provvedimento del 2010, il Garante avrebbe chiarito espressamente che gli interessati devono essere previamente informati. Sicchè essendo presente un cartello interno ed essendo stato l’accertamento effettuato in data antecedente al provvedimento del 2010, la sanzione doveva ritenersi illegittima.

La Cassazione, tuttavia, nella sua recente pronuncia – n. 13663/2016 – ha chiarito che l’interpretazione offerta dal Tribunale contrasta con le disposizioni di cui all’art. 13 del Codice Privacy, secondo cui l’interessato deve essere previamente informato, oralmente o per iscritto, che si sta procedendo ad una raccolta di suoi dati personali e, rientrando l’immagine di un soggetto tra i dati personali, secondo quanto disposto dall’art. 4 del Codice Privacy, la previa informativa vale anche relativamente ad una videoregistrazione effettuata con telecamera che ha lo scopo di controllare gli accessi degli avventori in un locale, in quanto ciò costituisce trattamento automatizzato di dati personali (cfr Cass. sez. 2 02/09/2015 n. 17440 e CGUE in C- 212/2013).

L’informativa ex art. 13 dunque deve essere resa prima che un soggetto venga ripreso e quindi prima che faccia ingresso in un locale commerciale dove è posta la videocamera per le riprese. La tempestività dell’informativa è necessariamente strumentale alla manifestazione del consenso da parte dell’interessato, dovendo esso essere espresso prima del trattamento.

Dunque, anche se la condotta del negozio risulta antecedente rispetto all’emanazione del provvedimento chiarificatore del Garante del 2010, è già sufficiente il contenuto dell’art. 13 del Codice ad esprimere il principio secondo cui “l’installazione di un impianto di videosorveglianza all’interno di un esercizio commerciale, costituendo trattamento di dati personali deve formare oggetto di previa informativa ex art. 13, resa ai soggetti interessati prima che facciano accesso nell’area videosorvegliata, mediante supporto da collocare perciò fuori dal raggio d’azione delle telecamere che consentono la raccolta delle immagini e danno così inizio al trattamento stesso”.

La sanzione dunque risulta valida.

Come è accaduto per la sentenza in commento, spesso l’applicazione concreta delle disposizioni di legge per un’impresa può risultare complessa e l’interpretazione della terminologia giuridica molto sottile, rivolgersi per tempo ad un professionista esperto per ricevere la corretta consulenza in materia di trattamento dei dati personali può evitare di incorrere in pesanti sanzioni.

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Annalisa Spedicato – Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy

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Autore Annalisa Spedicato

Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy