Quando l’utilizzo di marchi e di riferimenti di altre aziende negli annunci online e sui propri siti web sono pratiche scorrette?

L’AGCM multa FlyGo per pratiche commerciali scorrette

E’ interessante analizzare uno degli ultimi casi su cui si è pronunciata l’AGCM, il caso Fly Go, per comprendere perché alcune condotte poste in essere da aziende che operano online, nonostante vendano legittimanente prodotti di altre aziende, configurino pratiche commerciali scorrette e per questo sanzionate.

L’AGCM, a seguito di diverse segnalazioni da parte di Associazioni di consumatori e di singoli consumatori, ha contestato ben tre comportamenti commerciali scorretti e multato l’azienda rumena Fly Go che, per avere un buon posizionamento sui motori di ricerca Internet, utilizzava nelle sue campagne pubblicitarie a pagamento e sull’home page dei propri siti web, messaggi decettivi e confusori per i consumatori.

Tali messaggi infatti sfruttavano le denominazioni di due grosse compagnie aeree (per le quali comunque FlyGo fornisce il servizio di intermediazione di vendita di biglietti aerei, facendo pagare al consumatore una fee di gestione, quindi una somma maggiorata rispetto al prezzo che i consumatori pagano acquistando i biglietti direttamente dai siti delle compagnie aeree), non solo ai fini della profilazione dei propri annunci pubblicitari, ma anche all’interno dei titoli e degli URL degli stessi, anche adoperando l’opzione del servizio di pubblicità a pagamento di Google che permette la creazione di titoli dinamici, senza chiarire negli annunci, né nell’home page del proprio sito web che si tratta di un’azienda diversa e completamente staccata rispetto alle compagnie aeree. La composizione grafica, i colori e il contenuto dei siti di destinazione degli annunci risultava molto simile a quelli delle compagnie aeree e le stesse pagine dei siti web non consentivano al consumatore una chiara identificazione dell’azienda che gestisce il sito web come azienda differente rispetto alle compagnie aeree.

Tale condotta, secondo l’AGCM è idonea ad ingenerare confusione nel consumatore, alterandone il comportamento economico, in quanto lo stesso è portato a credere che si tratti di inserzioni pubblicitarie create dai vettori aerei.

Peraltro, l’azienda non aveva predisposto un sistema di assistenza clienti facilmente accessibile e alternativo al numero telefonico a pagamento, come invece è obbligatoriamente previsto dal Codice del Consumo stesso.

Il layout delle homepage dei siti internet non consentiva ai consumatori di avere una chiara comprensione, sin dal primo contatto, nemmeno del prezzo complessivo dei servizi offerti dall’azienda, contrariamente a quanto richiesto dalla normativa e dalla giurisprudenza amministrativa. Infatti, l’azienda nel display, relativo al prezzo da corrispondere non includeva nell’importo inizialmente presentato, il pagamento obbligato, della quota di gestione aggiuntiva a carico del consumatore rispetto all’acquisto dei biglietti effettuato direttamente dal sito delle compagnie aeree. Inoltre, il prezzo visualizzato nei risultati di ricerca per tutti i servizi offerti da FlyGo risultava privo del costo corrispondente a tale quota di gestione e, pertanto, i consumatori erano informati dell’effettivo prezzo da pagare solo in una fase successiva, ovvero già in sede di iter della transazione telematica relativa all’acquisto dei servizi selezionati.

L’AGCM rileva che, sulla scorta di un consolidato orientamento giurisprudenziale, i consumatori devono essere messi in condizione di autodeterminarsi sin dal primo contatto commerciale, pertanto risulta del tutto irrilevante l’eventualità che informazioni più dettagliate possano essere reperite successivamente, in altre parti del sito Internet, ovvero sulla base dell’insieme delle informazioni fornite dal professionista mediante i canali pubblicitari impiegati. Secondo tale orientamento, risulta preminente la necessità di salvaguardare la libertà di autodeterminazione del consumatore sin dal primo contatto pubblicitario, sussistendo in capo al professionista un particolare onere di chiarezza nella propria comunicazione di impresa. Affinché l’esigenza di chiarezza e completezza informativa sia congruamente soddisfatta sin dal primo contatto pubblicitario, è già in occasione dello stesso che il professionista è tenuto a mettere a disposizione dei consumatori gli elementi essenziali per una immediata ed esaustiva comprensione dell’offerta economica pubblicizzata. In effetti, la voce di costo rappresentata dalla quota di gestione, in ragione delle sue caratteristiche –si tratta di una voce di costo sempre conosciuta dal professionista e determinabile ex ante nel suo ammontare, non rappresentando invece una voce di costo accessoria e meramente eventuale– avrebbe dovuto essere inclusa da FlyGo già all’interno del prezzo complessivo inizialmente presentato e non invece essere meramente incorporata nel prezzo visualizzato negli step successivi del processo di prenotazione.

 La condotta posta in essere dall’azienda, secondo l’AGCM, non risulta conforme al livello di diligenza professionale ragionevolmente esigibile da un operatore dello specifico settore delle agenzie di viaggio on line al fine di permettere al consumatore la corretta comprensione della portata delle offerte intermediate.

Infatti, il rispetto del generale principio di correttezza impone agli operatori di assicurare, nelle proprie comunicazioni commerciali, trasparenza tariffaria e chiarezza informativa, al fine di consentire al consumatore una corretta percezione degli elementi essenziali del prodotto pubblicizzato, anche al fine di garantire una corretta valutazione della loro effettiva convenienza economica.

L’AGCM ha rilevato che i comportamenti di FlyGo configurano pratiche commerciali scorrette, in quanto violano gli articoli 20, comma 2, 21, comma 1, lettere a), b) ed f), e comma 2, lettera a), nonché 22, comma 1, 24 e 25 del Codice del Consumo, pertanto l’Autorità ha inibito la continuazione di tali comportamenti e predisposto una sanzione a carico dell’azienda, che comunque ha 60 giorni di tempo per proporre ricorso al TAR contro tale provvedimento.

Questo, come altri simili, è un caso che evidenzia che quando si opera in rete o si intende avviare un’attività o un progetto di impresa su Internet, è necessario fare attenzione alle norme:

  1. nella costruzione di un messaggio pubblicitario;
  2. nella realizzazione di un sito web;
  3. nella grafica e nei contenuti testuali usati, in particolare quando si intende utilizzare il sito per operare attivamente come impresa sulla rete.

Può risultare molto utile, per evitare di incorrere in violazioni consultare un legale esperto nel ramo.

Annalisa Spedicato – Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy

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Autore Annalisa Spedicato

Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy