Quando il mercato della contraffazione dei marchi sfrutta i marketplace dell’ e_commerce

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Il colosso cinese del mondo dell’e-commerce, Alibaba, è stato recentemente citato in giudizio nel distretto di New York – tribunale di Manhattan – dalla Kering SA (la holding fondata dall’imprenditore francese F. Pinault che comprende numerosi marchi del lusso e della moda, come YSL, Gucci, Balenciaga, Bottega Veneta, ecc). L’accusa mossa dalla Kering contro Alibaba Group è quella di favorire la distribuzione e la vendita di prodotti contraffatti attraverso i suoi marketplace.

La denuncia è stata presentata lo scorso 15 Maggio, ma in realtà la holding dei marchi del lusso aveva già presentato le medesime accuse nel Luglio dello scorso anno, per poi ritirarle dopo un mese, in quanto i due gruppi erano giunti ad un accordo. Ma quello che Alibaba ha fatto per ridurre la contraffazione evidentemente non è bastato alla Kering che ha deciso di riproporre l’azione in giudizio.

Secondo Kering: “Alibaba facilita e incoraggia la vendita di un enorme numero di prodotti contraffatti attraverso le sue piattaforme e offre a produttori, venditori e acquirenti merci contraffatte creando un vero mercato di tali beni e fornendo addirittura servizi di marketing online, elaborazione dei pagamenti, finanziamento e servizi di trasporto per concretizzare la vendita dei prodotti contraffatti“.

Il gruppo cinese invece si è difeso dichiarando, anche nel comunicato stampa, che sta lavorando intensamente da anni per ridurre la pirateria on line e la contraffazione, cooperando con i titolari dei diritti di marchio e rammaricandosi del fatto che l’azienda francese avrebbe potuto impegnarsi in una cooperazione costruttiva, anziché intraprendere azioni legali.

Pare, infatti, che il colosso cinese abbia creato recentemente una piattaforma in cui consumatori e venditori possono segnalare i prodotti che violano i diritti di proprietà intellettuale e industriale.

In Cina la contraffazione è ancora molto diffusa e per i titolari dei diritti di marchio sarà una dura battaglia eliminarne gli effetti, ancora di più quando questi reati vengono commessi sfruttando piattaforme di commercio elettronico che operano a livello mondiale. I marketplace di natura complessa e articolata, in cui generalmente ciascun piccolo imprenditore gestisce autonomamente il suo e-shop sulla piattaforma, infatti, sono difficilmente controllabili in maniera completa. La concreta sinergia tra imprese e governi, l’implementazione di regolamenti severi per vendere su tali marketplace, la creazione di certificazioni di qualità, forme di finanziamento e agevolazioni per quelle imprese che si impegnano concretamente nella lotta alla contraffazione, potranno aiutare in tal senso.

Autore Annalisa Spedicato

Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy