Limitare lo Screen Scraping e’ possibile mediante le condizioni contrattuali? O si tratta di clausola nulla secondo l’art. 15 della Direttiva sulle banche dati?

By 20 gennaio 2015News, Siti Web
screenscraping

Il gestore di un sito web puo’ vietare la pratica dello “Screen Scraping” dei dati e delle informazioni presenti sul sito attraverso le condizioni contrattuali? Si pronuncia in merito la CGUE

Il 15 Gennaio scorso la CGUE ha emesso un’interessante sentenza su un caso relativo alla pratica dello “Screen Scraping”. Tecnicamente, per Screen Scraping si intende una procedura che, mediante l’uso di software, permette di estrarre e raccogliere automaticamente dati e informazioni da un sito web e trasferirli su altri siti. Sostanzialmente, si tratta di quello che fanno molti siti web che hanno come loro core business la comparazione di prezzi e prodotti. Questi siti, che utilizzano pochissimo contenuto proprio, quasi nulla, estraggono automaticamente informazioni da altri siti web, le riorganizzano e, generalmente, rimandano l’utente, con appositi link, ai siti web da cui hanno tratto tali informazioni.

Ebbene, in merito, la CGUE ha stabilito che i gestori di un sito web, se non possono invocare la legge sul diritto d’autore, né quella relativa alle banche dati (Direttiva n. 96/9/CE) a protezione dei contenuti e dei dati presenti sui loro siti web, possono comunque vietarne a terzi l’estrazione meccanica e il riuso, inserendo apposite clausole nei loro Termini e Condizioni.

La controversia condotta davanti alla Corte Europea ha visto contrapporsi l’azienda Ryanair e l’olandese comparatore di prezzi PR Aviator. PR Aviation gestisce un sito web su cui i consumatori possono cercare i dati di volo delle compagnie aeree low-cost, confrontare i prezzi e, dietro pagamento di commissioni, prenotare un volo. I dati e le informazioni delle compagnie aeree vengono estratti attraverso Screen Scraping da altri siti web, come appunto quello dell’azienda Ryanair.

Ryanair ha sostenuto, dal canto suo, che PR Aviator che, pur aveva accettato i Termini e le Condizioni d’ uso del sito Ryanair, aveva agito in contrasto con tali Termini e Condizioni d’uso, utilizzando software di estrazione automatica dei dati anche per scopi commerciali. Le condizioni previste dal sito web Ryanair, infatti, così disponevano: E’ vietato “l’uso di sistemi automatizzati o software per estrarre i dati da questo sito o www.bookryanair.com per scopi commerciali, (screen scraping), a meno che il terzo abbia direttamente concluso un accordo di licenza scritto con Ryanair, il che permette l’accesso al prezzo, voli e orari le informazioni di Ryanair per il solo scopo di confronto dei prezzi”.

Alla CGUE è stato chiesto, in via pregiudiziale, se le disposizioni comunitarie in materia di banche dati, nello specifico la direttiva n. 96/9/CE, possono applicarsi a quelle informazioni e a quei dati che non rientrano nella definizione di banca dati, né sono protette dalla normativa del diritto d’autore. I giudici europei hanno confermato che i dati e le informazioni presenti sul sito web di Ryanair, non potendo qualificarsi come banca dati, non godono del cosiddetto diritto “sui generis” (Capitolo III art. 7 Direttiva n. 9), né possono rientrare nell’ambito della protezione prevista per le opere d’ingegno. La Corte ha, pertanto, stabilito che le limitate eccezioni al diritto del creatore della banca dati di limitarne l’uso a terzi [art. 6 (1) Capitolo della Direttiva 96/9/CE relativo alle banche dati protette dal diritto d’autore; art. 8 Capitolo della Direttiva 96/9 relativo al diritto “sui generis” delle banche dati; art. 15 “Inderogabilità di talune disposizioni”: Qualsiasi disposizione contrattuale in contrasto con l’articolo 6, paragrafo 1 e con l’articolo 8 è nulla e priva di effetti], non si applicano quando le banche dati non rientrano in una o nell’altra tipologia di protezione.

PR Aviator, dunque, non poteva invocare tali disposizioni per sostenere di non aver violato i Termini e le Condizioni contrattuali di Ryanair.

Alla luce di tali considerazioni, la CGUE ha dichiarato che la direttiva 96/9 non è applicabile ad una banca dati che non rientra nella protezione del diritto d’autore o in quella del diritto sui generis, pertanto, gli articoli 6 (1), 8 e 15 di tale direttiva non impediscono all’autore di un simile insieme di dati di prevedere limitazioni contrattuali circa il suo uso da parte di terzi, fermo restando il diritto nazionale applicabile.

Questa sentenza potrebbe avere grosse ripercussioni sui siti web cosiddetti aggregatori, ad esempio, quelli che si occupano di confronto di prezzi e prodotti.

D’altro canto, non tutti i contenuti dei siti web possono essere protetti dalla legge sul diritto d’autore, né tutti i dati presenti sui siti possono essere qualificati come banche dati, pertanto, sulla base di questa pronuncia, le aziende che lo riterranno opportuno, potranno legittimamente limitare l’uso delle loro informazioni presenti online, in particolare, da parte di chi utilizza pratiche di Screen Scraping, approntando accuratamente i Termini e le Condizioni d’Uso dei propri siti web, la cui specifica clausola contrattuale, che vieta lo Screen Scraping, qualora inserita, non potrà essere ritenuta nulla, perché non rientrante nelle disposizioni di cui all’art. 15 della Direttiva 96/9/CE .

Autore Annalisa Spedicato

Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy