Giocattoli simili a quelli originali, anche se il marchio non e’ riportato, scatta la contraffazione?

la pantera rosa sentenza contraffazione

La previsione dell’art. 473 del Codice Penale, punisce “chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati” […], mentre l’art. 474 punisce “chiunque introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati […] o li commercializza”.

La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata (sentenza n. 9362/2015) in merito alla configurabilità di tali reati, in ordine all’introduzione e alla commercializzazione non autorizzata dalla Metro Goldwin Meyer di pupazzi raffiguranti il personaggio della “Pantera Rosa”.

La questione verteva, in particolare, sull’accertare se sussiste contraffazione anche quando tali personaggi non riportano alcun marchio denominativo contraffatto, né alcun simbolo riferito all’azienda produttrice.

Le precedenti decisioni della Corte in merito hanno portato ad indirizzi contrastanti, infatti, mentre con la sentenza n. 26754/2001, i giudici hanno deliberato che non può sussistere il reato di cui all’art. 474 c.p. in relazione all’introduzione nello Stato e alla commercializzazione di prodotti con segni falsi, se le attività di introduzione e commercializzazione riguardano “beni che costituiscono una imitazione figurativa di prodotti industriali che non riportano alcun marchio della merce che risulti abusivamente riprodotto o falsificato” (il caso aveva qui ad oggetto la vendita di pupazzi riproducenti personaggi quali Winnie The Poh; Pokemon e altri, privi di qualsiasi marchio), con la sentenza n. 27032/2004, che vedeva nei fatti la riproduzione del personaggio Calimero come pupazzo gonfiabile, i giudici della Corte di Cassazione, in contrasto con la sentenza precedentemente richiamata, hanno statuito che può ben configurarsi contraffazione anche quando, pur senza indicare la denominazione – non autorizzata – del marchio dell’azienda produttrice, vengono prodotti o messi in commercio beni (in tal caso giocattoli) che evocano personaggi di fantasia protetti da registrazione. Un indirizzo giurisprudenziale questo, confermato dalla sentenza n. 25147/2005 della stessa Corte che ha stabilito che, in relazione alla condotta di commercio di prodotti con segni falsi, la riproduzione evocativa del personaggio di fantasia protetto da marchio registrato integra il reato quando, il giudice di merito individui nei fatti “una oggettiva e inequivocabile possibilità di confusione delle immagini, tale da indurre il pubblico ad identificare erroneamente la merce come proveniente da un determinato produttore” (conforme Cass. Sez. II Pen. Sentenza n. 20040/2011 e Cass. Sez. II Pen. 13235/2014). Peraltro, la sentenza n. 34703 del 2009 ha precisato che per compiersi la fattispecie di cui all’art. 474 c.p. non è sufficiente verificare la violazione del diritto d’autore, ma è necessario che il personaggio riprodotto sia oggetto di marchio registrato, infatti la disposizione di cui all’art. 474 c.p. si riferisce a “segni distintivi regolarmente registrati e, in genere, indicativi della riferibilità del bene abusivamente riprodotto ad una data impresa industriale o commerciale”.

In base a tali indirizzi giurisprudenziali maggioritari, riletti alla luce dell’art. 7 del Codice della Proprietà Industriale in relazione al quale “Possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purche’ siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre impresa”, la Suprema Corte, in questa sua più recente pronuncia relativa al reato di commercio di prodotti con segni falsi, la cui condotta riguarda nello specifico l’ imitazione di personaggi di fantasia protetti da marchio registrato, ha deliberato che costituisce contraffazione, di cui all’art. 474 c.p. la riproduzione del personaggio di fantasia tutelato da marchio registrato, quando sia ravvisabile nella condotta illecita una “oggettiva e inequivocabile possibilità di confusione delle immagini” tale da indurre il pubblico in errore sulla provenienza dei beni.

 

 

 

 

Autore Annalisa Spedicato

Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy