Dicitura “falso d’autore” e contraffazione di marchi

contraffazione falso d'autore

Riportare la dicitura “falso d’autore” sulle confezioni dei prodotti non esime dal reato di contraffazione.

All’udienza del 22 Maggio scorso, la Cassazione sez. II Penale, torna a pronunciarsi, peraltro in maniera conforme agli ultimi orientamenti, sulla dicitura falso d’autore riportata questa volta su prodotti cosmetici, nella fattispecie si trattava di profumi. In merito, ricordano i giudici, che l’interesse giuridico tutelato dagli artt. 473 (Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali) e 474 (Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi) del Codice Penale è la fede pubblica, intesa nel senso oggettivo dell’affidamento dei cittadini ai segni distintivi o marchi, pertanto, perché si configuri contraffazione non è necessario che il cliente sia indotto in errore, ma è sufficiente la riproduzione illecita del marchio, di conseguenza i reati di cui agli artt. 473 e 474 c.p. si concretizzano anche quando il compratore sia stato messo a conoscenza della “non autenticità del marchio” attraverso “diciture artatamente attestative”. Ciò che propriamente la legge tutela è il marchio registrato, una tutela che non può essere aggirata, adottando come espediente, iscrizioni che informano il consumatore circa l’indebito uso del marchio, quali “falso d’autore” o simili, giacchè la contraffazione è, in sè, sufficiente e decisiva per la violazione del bene tutelato.

Infatti, ribadiscono i giudici, la confusione che la norma vuole scongiurare è tra i marchi e non tra prodotti, cioè tra quello registrato e quello illecitamente commercializzato. La legge punisce la riproduzione indebita del marchio registrato su di un prodotto industriale: il prodotto è quindi il veicolo attraverso il quale si manifestano i marchi e la legge impone che non vengano riprodotti (in modo pedissequo o con modifiche che non ne alterino i caratteri principali che lo connotano) illecitamente (…)

Gli artt. 473 e 474 del Codice Penale proteggono dall’uso abusivo di segni falsi usati sui prodotti industriali, appare evidente dunque che il raffronto va effettuato sul marchio originale e su quello riprodotto illecitamente sul bene e non tra i beni. Anche se poi la falsità del marchio riprodotto sul bene, implica anche l’alterazione dell’origine dei beni posti in commercio, che ovviamente non provengono dall’impresa che produce gli originali. Ad ogni modo, l’utilizzo di diciture come falso d’autore o copia d’autore e simili, non esimono dal configurare tali reati, in quanto la semplice riproduzione è già da sola sufficiente ad integrare l’ipotesi delittuosa (si veda anche Cass. Sez. 5, n. 14876 del 09/01/2009 – dep. 06/04/2009, Chen, Rv. 243596).

Autore Annalisa Spedicato

Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy