Autori e creativi: Attenzione agli accordi verbali con cui vi commissionano le opere d’ingegno

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La sentenza della Cassazione pubblicata il 24 Giugno scorso (Cass. n. 13171/2016) ha ad oggetto il ricorso di un creativo proposto contro la sentenza della Corte d’Appello di Torino che gli aveva negato di poter vantare diritti patrimoniali su una tag line da lui realizzata su commissione, essendo la stessa opera nella titolarità legittima del committente.

Vediamo brevemente i fatti, prima di entrare nel merito della decisione della Cassazione.

Il creativo nel 2007 aveva accettato di realizzare, con accordo verbale (ovvero, telefonicamente) su richiesta di un’agenzia committente, uno slogan pubblicitario che avrebbe dovuto partecipare alla gara indetta da un’azienda per il lancio di un nuovo modello di autovettura, il compenso sarebbe stato fissato successivamente. Lo slogan vince la gara e viene impiegato per lanciare l’autovettura su pubblicità e stampa. Il creativo cita in giudizio l’agenzia committente e l’azienda automobilistica, chiedendo al giudice la condanna in solido al pagamento del compenso dovutogli per l’ideazione della tag line, aggiungendo che nessun accordo era stato raggiunto tra il creativo e l’azienda automobilistica per il trasferimento dei diritti di sfruttamento economico dello slogan, quindi l’utilizzo dell’opera risultava illecito.

Il Tribunale di Torino, accertando che l’opera ha un certo grado di originalità e creatività e come tale risulta proteggibile dalle leggi sul diritto d’autore, accoglie le richieste del creativo, ma la Corte d’Appello le rigetta, ribaltando la decisione di prime cure.

Il creativo, a questo punto, ricorre in Cassazione ritenendo illegittima la decisione del giudice di merito per falsa applicazione degli artt. 1325 c.c. (che elenca gli elementi essenziali del contratto) e 110 L. n. 633/41 (che stabilisce la necessità della prova scritta per la trasmissione dei diritti di utilizzazione economica dell’opera).

La decisione della Corte

La Corte di Cassazione, tuttavia, rigetta il ricorso del creativo, chiarendo che l’accordo telefonico tra il creativo e l’agenzia configura un contratto di prestazione d’opera che, come tale, comporta l’acquisizione dei diritti di sfruttamento dell’opera realizzata, nei limiti e per le finalità per cui essa è stata commissionata, a titolo originario in capo al committente, non essendo stata data prova in giudizio dell’esistenza di patti limitativi dell’utilizzazione economica della tag line.

Tra i requisiti essenziali del contratto di prestazione d’opera, l’art. 1325 c.c., non menziona il compenso, dunque al creativo, sulla base dei fatti, così come accaduti, nulla è dovuto per la realizzazione dell’opera, non essendo diversamente stabilito e non risultando prova scritta della pattuizione sul compenso. Non opera in questi casi, infatti, secondo i giudici, la previsione di cui all’art. 110 della legge sul diritto d’autore, secondo cui La trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto, in quanto, si tratta di contratto di prestazione d’opera professionale, per il quale la legge prevede la forma libera, con acquisto a titolo originario dei diritti di sfruttamento nel momento in cui il contratto viene ad esecuzione (e quindi quando l’opera viene realizzata e consegnata al committente).

In altri termini, quando un accordo di prestazione d’opera professionale è stipulato verbalmente, non vi è un trasferimento di diritti di utilizzazione economica dell’opera nel senso considerato dall’art. 110 lda, ma l’esecuzione di un contratto di prestazione d’opera professionale, l’opera pertanto, entra nel patrimonio del committente in via originaria con la sola venuta ad esistenza. Il committente dunque è legittimato ad usare l’opera per gli scopi per cui è stata commissionata.

Inoltre, non esistendo prove concrete sul fatto che le parti abbiano deciso di determinare successivamente il compenso per la prestazione, nulla è dovuto al creativo.

 Per meglio comprendere la decisione della Corte, si riporta di seguito rispettivamente il contenuto degli articoli 1325 c.c. e 110 LDA:

– art. 1325 c.c.: I requisiti del contratto sono: 1) l’accordo delle parti; 2) la causa; 3) l’oggetto; 4) la forma, quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità

 – art. 110 LDA: La trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto.

Questa pronuncia è utile a comprendere l’importanza di stipulare un chiaro contratto scritto, quando viene commissionata un’opera d’ingegno, per evitare di incappare in simili situazioni e restare dunque senza diritti sull’opera e senza compenso per la prestazione… situazioni che, a dire il vero, non accadono raramente!

Annalisa Spedicato – Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy

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Autore Annalisa Spedicato

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