Attribuire ai propri prodotti pregi di marchi altrui nei messaggi promozionali configura concorrenza sleale

concorrenza sleale

CONCORRENZA SLEALE PER APPROPRIAZIONE DI PREGI ALTRUI.

UNA RECENTE ORDINANZA DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, si è espressa in favore del noto marchio Jan Louis David (JLD), su un caso in materia di pubblicità comparativa illecita che ha creato gli estremi per la configurazione della concorrenza sleale e utilizzo abusivo di marchio altrui.

Nello specifico, la società ricorrente era stata condannata dal Tribunale di Milano, sentenza confermata anche in grado d’Appello, in quanto nella sua campagna pubblicitaria rivolta agli affiliati della catena di franchising JLD (di cui l’azienda resistente era licenziataria esclusiva per il territorio italiano), aveva utilizzato messaggi promozionali comparativi, con cui, agganciando in modo parassitario il proprio prodotto a quello noto e sfruttandone indirettamente la notorietà, aveva attribuito ai propri prodotti i medesimi pregi e le stesse qualità di quelli della concorrente.

L’impresa soccombente ricorreva dunque per Cassazione, ma gli ermellini, nella loro ordinanza hanno respinto il ricorso, rimanendo conformi agli ormai consolidati orientamenti in materia di concorrenza sleale, chiarendo che:

  1. la concorrenza sleale per appropriazione dei pregi dei prodotti o dell’impresa altrui (art. 2598 c.c., n. 2 C.C.) non consiste nell’adozione, sia pur parassitaria, di tecniche materiali o procedimenti già usati da altra impresa (che può configurare la concorrenza sleale per imitazione servile), ma ricorre quando un imprenditore, in forme pubblicitarie o equivalenti, attribuisce ai propri prodotti o alla propria impresa pregi, quali ad esempio, medaglie, riconoscimenti, qualità, indicazioni, requisiti, virtù, da essi non posseduti, ma appartenenti a prodotti o all’impresa di un concorrente in modo da perturbare la libera scelta dei consumatori;
  2. la tutela offerta dall’art. 2598 c.c., ha lo scopo di garantire il giusto impiego degli strumenti concorrenziali, per permettere di realizzare un equilibrio nella società, al fine di contribuire al benessere sociale.

Le disposizioni di cui all’art. 2598 c.c. vanno lette come principi da attuare concretamente per regolare civilmente le logiche di mercato.

Quando, dunque, i prodotti e/o servizi di un’impresa vengono presentati ai propri clienti come simili ad altri con marchi noti per le qualità e/o i requisiti, i riconoscimenti, le caratteristiche si configura l’illecito di concorrenza sleale di cui all’art. 2598 c.c. n. 2, influenzando in tal modo peraltro la libera decisione del consumatore.

Ordinanza sul ricorso n° 25223-2014, data di pubblicazione 07/01/2016

 

Annalisa Spedicato – Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy

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Autore Annalisa Spedicato

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