Artisti, autori e musicisti. Prudenza con le clausole contrattuali con cui disponete dei vostri diritti

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I Duran Duran avendo ceduto definitivamente e completamente i propri diritti d’autore sui loro brani musicali alla propria casa discografica negli anni ’80, non disponendo nulla di specifico in merito all’assegnazione di tali diritti nei contratti all’epoca da loro sottoscritti, oggi si ritrovano a non poter riavere nessuno di tali diritti dalla casa discografica.

L’accordo allora firmato dal gruppo infatti concedeva, per tutto il mondo e a tempo indeterminato, “tutti i diritti d’autore” delle loro composizioni musicali alla Gloucester Place Music Ltd (allora chiamata Tritec Music Ltd e ora appartenente al gruppo Sony). Gli accordi erano espressamente soggetti alla legge inglese e alla competenza esclusiva dei tribunali inglesi.

Riconoscendo uno squilibrio esistente tra artisti ed editori, la legge sul diritto d’autore adottata dagli Stati Uniti nel 1978 (s.203 US Copyright Act 1976) disponeva che gli artisti e i musicisti dopo 35 anni potevano reclamare i diritti d’autore sulle loro opere nei confronti degli editori; la sezione del Copyright Act che prevede tale diritto, comprende anche la disposizione secondo cui il diritto di ripetere, trascorso il periodo indicato, i propri diritti d’autore per artisti e musicisti è indisponibile, di conseguenza, una clausola contrattuale che regoli diversamente tale diritto, risulta nulla.

Sulla base di tale normativa, essendo trascorsi 35 anni, nel 2014, i Duran Duran, in base alla legge degli Stati Uniti, hanno giustamente richiesto alla Gloucester Place di riavere indietro i diritti d’autore sulle loro opere (per la precisione si trattava di 37 brani). Ma, davanti ai giudici inglesi, la Gloucester Place ha risposto affermando che tali pretese costituiscono una violazione contrattuale, comportando la fine del rapporto tra i Duran Duran e la major.

La Gloucester Place, infatti, pur ammettendo che le pretese avanzate dai Duran Duran siano valide ed efficaci per la legge degli Stati Uniti, ha chiarito che le parti contrattuali all’epoca avevano stipulato il contratto disciplinandolo in base al diritto inglese e, quindi, i Duran Duran si erano impegnati implicitamente a non esercitare i propri diritti di reversione ai sensi della legge statunitense.

I Duran Duran hanno sostenuto, d’altro canto, che l’accordo non può essere interpretato correttamente in tal senso e che, anche se fosse, sarebbe contrario a disposizioni imperative del diritto d’autore americano.

La decisione della Corte Inglese

Nella sua decisione del 2 dicembre 2016, i giudici inglesi però hanno accolto le motivazioni addotte dalla Gloucester Place. La decisione si è fondata sul fatto che il contratto è stato stipulato in base alla legge inglese e che un contratto è l’espressione della volontà delle parti che coscientemente lo stipulano, pertanto si presume che i Duran Duran fossero consapevoli che la cessione dei diritti d’autore alla casa discografica non sarebbe stata a termine! I giudici hanno precisato che secondo quanto indicato nei contratti l’intenzione delle parti era all’epoca dei fatti che i “tutti i diritti delle composizioni musicali” dovessero essere ceduti a tempo indeterminato e per tutto il mondo alla Gloucester Place .

La Corte ha peraltro respinto quanto i Duran Duran hanno affermato in merito alla violazione di norme imperative sul diritto d’autore, in quanto, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza inglese, un contratto è valido ed efficace ai sensi della legge inglese e va rispettato, anche se esso risulta inapplicabile perchè contrario a norme imperative di un altro Paese con cui il contratto ha una connessione.

Ad ogni modo, i Duran Duran lo scorso febbraio hanno presentato ricorso contro questa decisione.

Quando occorre gestire i diritti d’autore (e magari si è giovani e si è presi dall’euforia dei primi successi), in particolare nel caso in cui entrano in gioco disposizioni normative di diversi Stati, nulla deve essere lasciato al caso, occorre invece cercare, sin da subito, il necessario consiglio legale, avendo in tal modo la possibilità di prevedere e prevenire, nel contratto, situazioni che in futuro potrebbero risultare non più risolvibili.

Annalisa Spedicato – Avvocato Esperto in IP ICT e Privacy

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Autore Annalisa Spedicato

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